Resilienza: cos’è e come metterla in pratica

resilienza

Resilienza: cos’è e come metterla in pratica

Introduzione alla resilienza

La resilienza: cos’è e come metterla in pratica. Si tratta di uno dei concetti più discussi in psicologia e della qualità che tutti vorremmo, perchè la resilienza permette di superare traumi, difficoltà, momenti di forte stress, conferisce determinazione, forza di volontà.Una specie di superpotere. Cerchiamo di capire di cosa si tratta.

Vari tipi di resilienza

Intato dobbiamo fare chiarezza, esistono molti tipi di resilienza.

  • Biologia: il termine viene utilizzato per indicare la capacità di organismi viventi di autoripararsi dopo aver subito un danno.
  • Ecologia: con il concetto di resilienza si vuole indicare la capacità di un sistema ecologico di ritornare allo stato iniziale dopo aver subito modificazioni o perturbazioni.
  • Informatica: la resilienza indica la capacità di un sistema di adattarsi alle condizioni d’uso e di resistere all’usura in maniera tale da consentire la continuità nei servizi erogati.
  • Tecnologia dei materiali: la resilienza indica la capacità posseduta da un determinato materiale di resistere alla rottura dinamica, determinata con un’apposita prova d’urto.
  • Sociologia: il concetto di resilienza è riferito alle comunità. Nel dettaglio, si parla di comunità resilienti per indicare quelle comunità che, in conseguenza a eventi traumatici (ad esempio, catastrofi naturali, attentati, guerre, ecc.) sopravvivono trovando le forze e le risorse non solo per riprendersi, ma anche per iniziare una nuova crescita.

In Psicologia quando parliamo di resilienza intendiamo riferirci alla capacità di una persona di affrontare una situazione potenzialmente traumatica: la sua capacità di recuperare dal dolore e trasformare la situazione in opportunità di crescita.

Resilienza e neurologia

Resilienza: cos’è e come metterla in praticca, non è solo il titolo di questo articolo ma anche una domanda che si è posto lo psicologo e ricercatore Richard Davidson, padre delle neruoscienze affettive, cioè dello studio delle emozione. Secondo Davidson esistono sei stili emozionali, uno di questi è proprio la Resilienza.

Alcune persone sono capaci di affrontare le difficoltà meglio dim altre. Per esempio due fratelli che divorziano, uno dopo pochi mesi si è ricostruito una vita e l’altro invece continua a soffrirne per anni; due genitori che perdono un figlio, uno esce dal lutto in pochi mesi e l’altro invece resta imbrigliato nel dolore senza uscirne mai; due partner che litigano, uno sembra dimenticare le parole grosse che sono state dette in poche ore e l’altro ne porta addosso i segni per giorni.

Questi sono soltanto alcuni esempi che descrivono individui resilienti e non. A quanto pare esiste la possibilità di misurare neurologicamente la resilienza. Alcune aree cerebrali si attivano molto più in alcune persone che in altre, consentendo una serie di capacità. Vediamole insieme.

Le persone resilienti

Le persone che possiedono resilienza mettono in pratica alcune abilità.

  • Gestione emotiva: Sono capaci di contenere le proprie emozioni negative evitando che il dolore prende il sopravvento. Non vuol dire affatto che non soffrono ma che hanno una capacità di gestione del dolore migliore di altre. Come un fiume con gli argini ed uno senza. La quantità di acqua che passa è identica ma senza gli argini il fiume esonderà anche in aree del territorio distanti, che degli argini ben fatti avrebbero potuto mettere al riparo.
  • Direzionare i pensieri: Una persona resiliente direzione i propri pensieri verso aspetti utili ad uscire dalla situazione. In alcuni casi non si può risolvere un problema, ma si possono identificare quelle piccole parti positive che fanno sentire meglio. I resilienti hanno imparato a direzionare su di esse la loro attenzione. Questa abilità è in comune con il fenomeno della crescita post traumatica, cioè la capacità dell’uomo di uscire da un’esperienza traumatica.
  • Abilità comunicative: Le persone resilienti hanno sviluppato abilità comunicative migliori che gli consentono di sfruttare al meglio l’ambiente sociale, chiedere più produttivamente ed efficacemente un sostegno o sapersi destreggiare in situazioni che richiedono mediazione e negoziazione.
  • Problem solving: Le persome resilienti hanno dedicato tempo a migliorare la loro capacità di risolvere problemi, questi gli consente di perdere minor tempo in strategie come la lamentela o l’autocompatimento che non portano risultati utili alla soluzione di un problema.
  • Rete sociale: Le persone resilienti hanno costruito una rete di supporto sociale a cui possono riferire nel caso di esperienze difficili e questo le aiuta notevolmente per affrontare episodi anche traumatici. Infatti il sostegno sociale è uno dei fattori protettivi principali in caso di esperienza potenzialmente traumatiche.

Come metterla in pratica

Nessuno ci ha insegnato a credere in noi stessi quando andavamo a scuola, se ti è capitato sei una persona molto fortunata. Chi vuole mettere in pratica la resilienza deve capire alcune cose fondamentali, vediamole insieme:

  • La resilienza: si fa, si costruisce, non è una dote innata. Ognuno di noi nasce con un forte potenziale in termini di resilienza ma fattori educativi e ambientali possono ostacolarne lo sviluppo. Per cui la resilienza prevede un impegno personale intenzionale e voluto.
  • Soft skills: Devi dedicare tempo allo sviluppo di abilità trasversali, le così dette soft skills, che sono indispensabili nel contesto lavorativo odierno. Si tratta di un interesse personale che devi avere tu.
  • Crescita personale: Si fa un gran parlare di crescita personale ma il numero di persone che sono realmente interessate all’argomento è esiguo. Sono poche le persone che hanno letto almeno un libro di crescita personale, ancora meno quelle che hanno comprato un corso online di poche ore. Ma ancora meno, pochissime, quelle che hanno dedicato tempo e denaro a corsi in aula veri e propri nei quali vengono insegnate le abilità di base per la costruzione della propria resilienza.
  • Andare contro corrente: Dedicare tempo alla crescita personale significa appartenere ad un ristretto gruppo di persone che hanno deciso di andare contro corrente, anziché dare la vita per scontata hanno deciso di approfondire, aprire la mente a nuove prospettive, essere curiosi, dedicare parte delle proprie risorse (, più che ai soldi mi riferisco al tempo!) per migliorare sé stesse.

Write a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

narcisista

Perchè ami un narcisista?

Introduzione Perché ami un narcisista? Impara a distinguere le caratteristiche del narcisismo da una relazione problematica, …

resilienza

Resilienza: cos’è e come metterla in pratica

Introduzione alla resilienza La resilienza: cos’è e come metterla in pratica. Si tratta di uno dei concetti più discussi …